11
Febbraio
2015

Letteratura

Estratto di "Lolita" (1955) di Vladimir Nabokov

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita [...]

 

 

 

Ad Lunae Sororem

Forma che così dolce t'arrotondi
dove s'inserta l'arco de le reni
e, vincendo in tua copia tutti i seni,
ne la mia man che ti ricerca, abondi;

e ti parti anche duplice in due mondi,
ove il Peccato i suoi più rari beni
volle chiuder per me, come in terreni
paradisi, e i misteri più profondi;

o tu candida mole, che sul vivo
perno ondeggi, levata ad alti cieli,
ove la voluttà suoi nembi aduna,

risplendi or qui, come nel marmo argivo,
s'io t'invoco presente, fuor dei veli,
o carnale sorella de la luna.

Gabriele D'Annunzio

 

L’acerba

Non io del grasso fiale mi nutrico.
Lascio la cera e il miele nel lor bugno.
Ma spicco la susina afra dal prugno
semiano, e mi piace l'orichico.

E il latte agresto piacemi del fico
primaticcio che nérica nel giugno.
Ti do due labbra fresche per un pugno
di verdi fave, e il picciol cuore amico!

Vieni, monta pè rami. Eccoti il braccio.
Odoro come il cedro bergamotto
se tu mi strizzi un poco la cintura.

Quanto soffii! Tropp'alto? Non ti piaccio?
Ah, ah, mi sembri quel volpone ghiotto
che disse all'uva: Tu non sei matura.

Gabriele D'Annunzio

Autore; Ignazio Golia Errante Categorie: Letteratura

Notizie sull'autore

Lascia un commento

Stai commentando come ospite