09
Febbraio
2015

Racconti di Errante

Qualcuno sfugge a Francesca?

Nella tenerezza assoluta delle tue fantasie ho nuotato come nel ventre materno della natura. C'è un tipo di poesia che gli altri non possono avvertire. Troppo avvezzi al collare, scollati dall'evoluzione sensoriale, perdenti se stessi nell'immacolata concezione di un sé omologato. E tu mi chiedi "Perché far poesia quando puoi toccarmi?" In silenzio scopro come far parlare le mani, i sospiri, il riavvicinarsi e le fughe, le rughe incise dal tempo.

 

A cena con i traditori

Parlo di filosofia mentre la donna che fa sesso con me sta guardando un altro. Il gioco è questo: io faccio l'intellettuale ingenuo e idealista, lei flirta con il mio interlocutore; io ho un telecomandino nascosto nella mano, lei un'ovetto vibrante nella fica che viene azionato ogniqualvolta mi tradisce con lo sguardo. A breve si alzerà e andrà in bagno, penso la seguirò.

 

Scrivi porcherie!

L'imperativo della società dell'immagine è il sesso senza testa; di facciata si predilige dare un'immagine dignitosa per poi scadere nel volgare e triviale senza istinto di sperimentazione. E tutti mi dicono "E toglila questa filosofia... Scrivi porcherie, sii più becero" e la forma corretta dell'imperativo nella frase appena citata posso assicurarvi che l'ho dovuto mettere io. Così rispondo: c'è chi gioca con le parole e chi è soggiogato dalle poche che conosce, chi crea la propria perversione come un'opera d'arte e chi perverte la propria ignoranza credendosi un porco d'alta levatura solo perché fa ciò che lo scarno immaginario comune connota come porcherie. Scusali, Petronio.

 

Troppo piccola...

Mi racconta le sue storie, gli incontri segreti che perpetua con più padri di famiglia. Ascolto l'intreccio della sua psiche nel silenzio più assoluto, mentre mordo le sue guance e le spingo dentro il cazzo lentamente fino all'altezza dello stomaco. Il rapporto fra le mie braccia e le sue è 1:2. Ha 19 anni e ne dimostra 14 e dice alle sue vittime di averne 16. Amo la distanza che intercorre fra il suo aspetto esteriore e quello interiore che si connota come distanza del mistero. Gli abiti infantili che indossa, le treccine, i modi di fare, le parole e persino il tono della voce sono progettati per invitare l'uomo comune ad un'erezione ignara della sua mancanza d'innocenza, del suo istigare complesso e nostalgico di un'adolescenza perduta nella castità. "Non così in fondo, mi fai male papino..." sussurra quasi senza voce mentre i suoi occhi dicono "Sfondami!", e solo per questa notte ringrazio tutti i tabù del mondo.

 

Monito agli innamorati che credono di essere Dio

A volte credo che la parola uomo sia un'offesa, sopratutto quando indica quei soggetti che in una determinata cultura pretendono fedeltà dalla donna e vanno in giro a fare gli infedeli non sapendo che la moglie li cornifica almeno 10 volte di più. Per questi soggetti si dovrebbe utilizzare la parola "coglioni", ma poi incontro Maria e Maria è troppo bella e scaltra per essere tradita dal marito. Per lui la parola "coglione" sarebbe un complimento perché non sa quanti uomini ha sua moglie, non ha la minima idea di quanti amanti credono di essere l'unico vero amore di Maria. Con lei ho deciso di non fare sesso, l'ho mandata a casa ricordandole che non c'è nessun merito nel prendere in giro le persone ingenue e che non c'è nessuna sensualità nell'amore ipocrita. Solo paura, tanta paura Maria e un grande bisogno di essere al centro dell'attenzione perché non c'è davvero nessun motivo per interessarsi a te.

 

La vedova

Il cimitero è un luogo interessante: odore di fiori ed erbacce e un silenzio carico di pace. Ogni tanto mi piace visitarli dopo aver fumato marijuana, m'immergo nella degustazione surreale delle anime che vagano nell'etere. Ma la mia immaginazione viene affrontata e sconfitta dall'apparizione della dama in nero che piange e si dispera, con le gote arrossate e le gambe lunghissime e marmoree. Ho sempre trovato eccitanti le lacrime, per certi versi sono affermazione della vita e del bisogno che le cose vadano esattamente come le immaginiamo. Mi affianco a lei e dico, con fare sprezzante e nessun giro di parole "Che fai stasera?". Lei si volta e mi guarda davvero male. Parliamo per un’ora del suo dolore mentre i miei occhi la posseggono senza sosta e di colpo le mie mani insistono nel fare la sua conoscenza. Rischio l'arresto quando accenna un urletto, ma le tappo la bocca perché la sua femminilità richiede un maschio e non un ricordo. Il mio cuore si è spostato in basso e le preme contro la gonnellina nera dove un tempo ancestrale c'era la coda. Dopo un po' si lascia andare alla sfrontatezza del mio sesso, tirato fuori senza rispetto per la morte ma con tanto, profondo rispetto per la vita.

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Autore; Ignazio Golia Errante Categorie: Racconti di Errante

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